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Davide Pappalardo
coordinatore editoriale Il Saper Fare
davide.pappalardo@tiscali.it

notizie dai territori
Si è tenuta sabato 21 febbraio a Milano l'assemblea nazionale di Valorizzare il saper fare
E’ cominciata con la solidarietà al compagno aggredito venerdì pomeriggio dai fascisti a pochi metri dalla Direzione nazionale del Partito, l’assemblea nazionale dell’area politico-culturale Valorizzare il saper fare. La relazione di Davide Pappalardo, coordinatore dell’area, si è aperta con alcune immagini forti. Innanzitutto con l’immagine degli operai presi a manganellate – una delle risposte della destra alla crisi. Una foto questa che si è intrecciata con altre: il bar preso d’assalto dai rumeni, le ronde istituzionalizzate, la fabbrica della paura, una giovane donna che non viene lasciata morire in pace, mentre il presidente del consiglio in carica attacca con violenza la Costituzione. Tutti tasselli di un mosaico che si ricomporranno alla fine della relazione, quando si affermerà che torneremo a svolgere il nostro ruolo di comuniste e comunisti nel momento in cui la nostra utilità sociale verrà riconosciuta proprio da quegli operai licenziati e picchiati, proprio da chi si è scandalizzato per la gestione berlusconiana del caso Englaro, proprio da quegli stessi lavoratori rumeni che continuano a morire nei cantieri di casa nostra o che subiscono l’assalto delle ronde nere. Ma è stata la crisi il filo conduttore, il tema centrale della relazione. Un rischio catastrofe per il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama che “pur essendo uno che si pone nell’alveo della politica americana” porta la maggior nazione capitalistica a nazionalizzare ed in direzione di un maggior intervento nelle politiche sociali (si veda l’assistenza sanitaria per tutti. Abbiamo così scoperto che questo non c’era negli Usa…). Oggi purtroppo anche argomenti di sinistra (vedi nazionalizzazioni), sono in mano alla destra anche se con logiche diverse dalle nostre. Quelli che prima gridavano via lo stato viva il mercato oggi riscoprono il tema dell’intervento pubblico, ma vi ricorrono unicamente per riprendere le antiche strade dell’assistenzialismo.
Per il relatore, il Partito deve ora definire un progetto compiuto sulla crisi: nell’immediato serve una piattaforma anti-crisi, con pochi punti capaci di ricollegare Rifondazione con il sentire del nostro popolo perché rispondenti ai problemi e alle esigenze di chi indentiamo rappresentare, declinando temi quali occupazione, aumento di salari, stipendi e pensioni, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, una nuova politica industriale che dica no alla logica della finanziarizzazione e si fondi invece sul ruolo dello stato nella programmazione.
Tra Obama, la crisi e la reazione è stato inoltre ricordato che ci sono altre alternative, come il continente latinoamericano, dove brilla il faro di Cuba, di cui ricorre il 50esimo anniversario della Rivoluzione, e dove tra gli altri stanno procedendo con sperimentazioni interessanti paesi come il Venezuela di Chavez e la Bolivia di Morales.
Per quanto riguarda l’area viene ritenuta fuori luogo la polemica sulle correnti che fa di tutta l’erba un fascio. Valorizzare il saper fare è nata in maniera trasparente al V congresso tramite una norma statutaria e l’invio di una lettera al segretario nazionale. Nell’atto costitutivo come obiettivo prioritario figura proprio la lotta alle correnti.
“La polemica non ci sfiora. E’ certo esile il filo tra corrente ed area, ma il nostro agire di questi anni dimostra che si può essere area senza essere corrente”, ha spiegato Pappalardo.
Un passaggio anche “sull’uscita dal partito di parte di ex dirigenti della mozione 2, da parte di chi nel congresso negava ogni ipotesi di scissione, che avviene mentre nella base, tra quelli che hanno sostenuto la mozione 2, crescono giorno dopo giorno i pronunciamenti di chi intende rimanere”. Un dato quello dell’uscita di questi compagni che è un “aggravio al rilancio del Partito, ma non lo frena, anzi si registra il ritorno in Rifondazione di compagne e compagni e nuovi iscritti”.
Più di una parola nella relazione inoltre ben spesa anche per Liberazione, “un quotidiano che dopo la gestione fallimentare sul piano politico e dei conti della direzione Sansonetti, oggi si è rimessa sulla strada giusta ottenendo i primi importanti risultati grazie alla Direzione del compagno Dino Greco”. Liberazione va però aiutata e sostenuta. Di qui l’appello rivolto ai circoli per abbonarsi nuovamente e per tornare a praticare con convinzione la diffusione militante.
Molto ascoltate le comunicazioni di Walter Tanzi, della Cgil Lombardia e del Collegio nazionale di garanzia del Prc, sulla Cgil oggi, sul ruolo e le prospettive del soggetto maggiormente rappresentativo del mondo del lavoro, dopo gli scioperi di Fiom e funzione pubblica, ed in prospettiva dell’appuntamento del 4 aprile. Tanzi ha posto con forza la necessità di costruire la sinistra in Cgil, oggi divisa in Lavoro e società e nella Rete 28 aprile, l’area che ha incassato il pieno sostegno di Valorizzare il saper fare ed ha inoltre messo in evidenza l’esigenza di superare gli ostacoli con il sindacalismo di base. Inoltre “la rappresentanza nei luoghi di lavoro non è di competenza esclusiva dei sindacati ed in tal senso occorre ricostruire la nostra presenza organizzata nei luoghi di lavoro”.
Gli interventi che si sono succeduti hanno avuto per oggetto crisi, intervento pubblico, Cgil, ruolo del Partito e dell’area. Hanno parlato tra gli altri, Dafne Iriti, di Legnano del Cpn, Fausto Cò di Piacenza, del Cpn, Enzo Jorfida, presidente del Collegio regionale di garanzia della Lombardia, Luciano Barracco, del Cpf di Milano, Giuseppe Iriti, del Cpr del Piemonte, Simone Pulici, segretario della Flai-Brianza e del Cpn, Fausto Ortelli, del direttivo della Cgil Brianza e di Riccardo Paris, del circolo di Muggiò. Mauro Cimaschi, della Direzione nazionale del Partito, ha portato il contributo dell’area Essere comunisti, mentre il segretario regionale della Lombardia Alfio Nicotra è intervenuto per un saluto.
Pieno consenso alla relazione di Davide Pappalardo è arrivato nelle conclusioni da Aurelio Crippa, della Direzione nazionale del Partito. In particolare Crippa ha assunto nelle sue conclusioni la parte della relazione sul ruolo di Valorizzare il saper fare nel Partito e sul processo riaggregativo concordato con Essere comunisti, un percorso che dovrà sfociare nei prossimi mesi in una Assemblea nazionale. Crippa ha messo in evidenza che la destra ha vinto innanzitutto sul terreno culturale e si è pericolosamente insediata nei ceti popolari e tra i lavoratori, non solo perché non contrastata adeguatamente dalle sinistre e dai sindacati, ma soprattutto perché nelle sinistre è venuta via via meno l’identità culturale e politica. Questo vale anche per Rifondazione comunista a partire dal 2002. Non è però in discussione la scelta di stare dentro i movimenti (se non lì, dove dovevano stare i comunisti?), ma la tesi, da una parte, dello scioglimento in essi e dall’altra di una sinistra indistinta, progetto poi sfociato recentemente nella Sinistra Arcobaleno con la sua storica disfatta elettorale (si ricordino a tal proposito le ripetute affermazioni di Fausto Bertinotti in campagna elettorale, quando affermava che i comunisti avrebbero dovuto ridursi a tendenza culturale). Per quanto riguarda il partito, Crippa, che ha lanciato un appello affinché venga rapidamente avviato il percorso per la Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori, ritiene che siamo in presenza oggi di una terza fase. Dopo la prima, congressuale, che ha avuto per oggetto il mantenimento del Partito ed il costituirsi di una maggioranza politicamente eterogenea, in considerazione dell’esito che non ha visto l’affermarsi di nessuna delle cinque mozioni in campo e la seconda, quella postcongressuale, per rilanciare l’iniziativa politica e che ha visto la minoranza, Rifondazione per la sinistra, operare pregiudizialmente all’interno come opposizione e all’esterno per andare oltre Rifondazione, creando un nuovo soggetto politico, ora siamo alla terza fase che vede l’uscita dal Partito di compagne e compagni di Rifondazione per la Sinistra, registra con i recenti risultati elettorali l’esistenza di uno spazio del Prc nell’”arena politica” del paese ed un suo protagonismo nella riaggregazione a sinistra, oggi sul versante delle elezioni amministrative ed europee ma foriero di importanti e possibili novità, oltre all’impegno politico sulla crisi.
Proprio per poter reggere meglio questo scontro serve però una ventata nuova che ponga fine a preconcetti, diffidenze, veti e discriminazioni, come quella – ha continuato Crippa – presente in Lombardia come espressione di una concezione e politica antidemocratica della vita del Partito. “Occorre scompigliare le carte”. Gli organismi dirigenti a tutti i livelli siano quindi espressione dell’insieme plurale delle anime del Partito e non sue componenti stagne. Occorre che gli organismi di garanzia tornino ad essere tali garantendo il diritto e non siano la copertura di tesi personali a seconda delle appartenenze.
Risalire la china è difficile soprattutto con pochi mezzi economici (quanti sprechi in questi anni!). Anche per questo è necessario rivitalizzare l’autofinanziamento. “Possiamo tornare ad essere partito di massa e non di ceti politici oligarchici – ha concluso Crippa - se si riafferma la passione politica – polis – capace di far vivere democrazia e partecipazione decisionale dal basso a sostegno del progetto politico vissuto e sentito espressione di esigenze, aspettative, speranze di chi vogliamo rappresentare, per un profondo cambiamento politico, economico e sociale del paese”.
Giovanni Terzi
2009-04-08
Una scelta antidemocratica di parte del Cpr lombardo
Con 46 presenti - all’apertura dei lavori - su 90 componenti, il Comitato Politico Regionale della Lombardia (9.800 iscritti circa nel 2005 scesi a 9.200 nel 2007 e ulteriormente scesi a 7.800 nel 2007, mentre ancora non si conosce il numero degli iscritti nel 2008) domenica 17 gennaio 2009 ha tenuto una propria riunione.
Elezioni amministrative e programma di lavoro erano i temi all’ordine del giorno, con l’aggiunta, nella convocazione della riunione, della conferma - per l’8 febbraio 2009 - dello svolgimento del Congresso Regionale, dopo che, a causa di una grave lutto, era stato spostato dal 30 novembre 2008, in accordo con la Direzione Nazionale.
Durante lo svolgimento della riunione un componente del CPR, nonché Segretario della federazione di Bergamo, proponeva lo spostamento della data del Congresso oltre l’8 febbraio (“non alle calende greche” diceva il compagno) ma senza indicare una data precisa.
Favorevoli e contrari alla proposta si sono succeduti nel dibattito.
Personalmente ho sollevato – in quanto Presidente del Collegio Regionale di Garanzia - problemi statutari e di legittimità della decisione, visto che spetta alla Direzione Nazionale fissare le date dei Congressi Regionali da tenersi entro i tre mesi successivi alla conclusione del Congresso Nazionale - e la data era stata fissata per l’8 febbraio (come confermato dalla convocazione del CPR).
Al di là di questo, se un organismo decide, anche non legittimamente, di spostare una data di una riunione, deve indicarne un’altra. In ogni caso non è la stessa cosa spostare di una settimana o di quindici giorni e spostare di qualche mese o - addirittura - non indicare alcuna data.
Alle 13, esauriti gli interventi, si metteva in votazione la proposta di spostamento della data (dall’8 febbraio al 1 marzo) ed il risultato è stato:
18 favorevoli allo spostamento, 4 contrari, 1 astenuto, mentre i compagni di Valorizzare il saper fare ed Essere Comunisti (in tutto 10 compagni) dichiaravano di non partecipare al voto sia per motivi statutari che politici.
Insomma circa il 20 % dei componenti il CPR (18 su 90) decidono di cambiare le decisioni prese con la direzione Nazionale del PRC.
Certo, da un punto di vista dello statuto sulla legittimità delle decisioni degli organismi dirigenti nulla da eccepire (in base all’articolo 54 dello Statuto), ma non possono che sorgere fortissimi interrogativi sulla concezione della democrazia interna al PRC che vi è fra alcuni componenti dell’attuale CPR del PRC lombardo.
Jorfida Enzo
2009-02-25
font size="3">Rifondazione Comunista in Movimento Sardegna
Cagliari 10.11.2008 Il congresso regionale del PRC-SE si è concluso, purtroppo, sulla stessa nota con cui è stato avviato dalla maggioranza regionale: nessuna disponibilità al dialogo e al confronto con la pluralità delle sensibilità interne al partito, nessuna volontà di affrontare unitariamente il difficile percorso politico che il partito dovrà affrontare da oggi alle elezioni regionali e europee, mancanza totale di analisi reale della situazione della Sardegna e conseguentemente una proposta politica vecchia e inadeguata (il rifinanziamento dell’art. 13 dello statuto per un nuovo piano di rinascita), vuota nei contenuti (rinaturalizzazione della Sardegna??) e priva di una qualsiasi praticabilità.
Da tempo abbiamo denunciato la mancanza totale di un rapporto democratico nelle relazioni interne alla vita del partito in Sardegna, il congresso non solo ha confermato questa situazione, ma ha accentuato la volontà neo-stalinista del gruppo dirigente di occupare tutti i posti di “potere” senza lasciare alla minoranza neanche gli organismi di verifica e controllo, così come è pratica per garantire la legalità e la trasparenza operativa in qualsiasi consesso democratico. Forti dei numeri, i vendoliani, hanno infatti eletto il presidente del collegio di garanzia, facendo peggio di quanto fa il centrodestra in parlamento che pretende di condizionare l’elezione del presidente della Commissione di Vigilanza della RAI.
Come volevasi dimostrare. Michele Piras nelle occasioni pubbliche non lesina pistolotti su “democrazia partecipata”, “pluralismo”, “piramide rovesciata”, poi nel concreto della vita del PRC l’autoreferenzialità, l’unilateralismo, l’arroganza maggioritaria si svela senza infingimenti. Così anche gli organismi che per natura dovrebbero andare alle minoranze (Tesoriere, Presidente del Collegio regionale di garanzia, Presidente del Comitato politico regionale) sono accaparrate e spartite dalla maggioranza. A Chianciano Vendola, pur avendo votato contro il Segretario Ferrero, ha ottenuto per la sua area quelle funzioni di garanzia, qua le regole democratiche non valgono.
In ogni caso, il consenso attorno alla sua figura si è enormemente ridimensionato, perché se al passato congresso era stato eletto con oltre l’80% dei voti questa volta si è fermato al 62. Che dire, fa bene a definirsi “segretario di parte”, anche se forse sarebbe più corretto dire segretario di corrente, o meglio ancora, prestanome per conto della sua corrente.
2008-11-25
font size="3">Rifondazione Comunista in Movimento Sardegna 2008-12-23
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font size="3">Rifondazione Comunista in Movimento Sardegna 2008-12-23
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